A seguito dell’articolo di alcune settimane fa, in molti mi avete chiesto se unire il trattamento di cellule mesenchimali all’artroscopia sia vantaggioso, svantaggioso oppure irrilevante.
La risposta sta prima di tutto nel comprendere correttamente dove, quando e per chi questa terapia può essere utile. Andiamo con ordine.
I fattori chiave del successo del trattamento
Stadio dell’artrosi o della lesione
Nelle fasi moderate i trattamenti rigenerativi hanno un’efficacia molto più alta. Quando il danno è troppo avanzato, purtroppo nessuna terapia può ricostruirla, ed ci si può attendere un risultato più moderato.
Ambiente articolare “pulito” ma stabile
Non serve una “lavata” in artroscopia. Serve invece un’articolazione che non abbia un’infiammazione eccessiva, così le cellule possono lavorare nel tempo
Età e qualità cellulare
Le cellule mesenchimali si possono estrarre anche in età avanzata, ma va detto che il loro potenziale rigenerativo è migliore nei pazienti più giovani, o comunque non troppo compromessi da patologie sistemiche.
Protocolli mirati e personalizzati
Non basta “infiltrare cellule”: bisogna sapere quando, quante, come e in che contesto. Per questo la “selezione” del paziente è la vera chiave.
Perché l’abbinamento sbagliato è rischioso?
L’artroscopia, oltre a “lavare via” le cellule, comporta comunque un’invasività che, soprattutto negli over 60, raramente porta benefici duraturi.
Risultato?
Perdita di tempo prezioso
Aumento del rischio di peggioramento
Avvicinamento più rapido alla protesi
Ricordiamo sempre la vera forza della Medicina Rigenerativa e gli obiettivi che perseguiamo attraverso questo trattamento:
Ridurre dolore e infiammazione
Migliorare la mobilità
Allungare la vita utile dell’articolazione
Posticipare (o evitare) l’intervento di protesi
Sempre applicandosi con logica, esperienza e criterio medico.







